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mercoledì 10 novembre 2010

Tra le strade delle grande mela

E siamo a 14.
Come sempre forti emozioni, forti sensazioni, NY sempre unica.
La mattina, la sveglia suona alle 4.30, la maratona inizia ben presto, il trasferimento a Verrazzano è alle 5.30. Esco di casa, solito appartamento ormai collaudato a due passi da Times Square, il buoi è ancora pesto e una forte aria gelida si sente che attraversa il mio corpo, un freddo che poi mi accompagnerà per tutta la gara.
Tra le strade di Manatthan, nonostante l'ora, è già piena di maratoneti che vanno verso la partenza, durante il trasferimento cerco di isolarmi con la mente, cerco di non pensare che lì, a Manatthan, ci devo tornare a piedi dopo 42km, mantre nella mia mente tornano i ricordi degli altri anni.
Arrivo a Verrazzano che è ancora buio, l'alba si sta alzando, già migliaia di persone si accalcano sotto le tende per ripararsi dalle ondate di vento gelido, e mancano solo 3ore e mezzo alla partenza.
Bevo un  the caldo, consegno la sacca e attendo l'apertura delle griglie. La mia è arancio, prima griglia, prima volta che parto nel settore arancio,dopo 11 blu e 2 verdi.
Alle 8.30 sono in griglia tra mille persone, molti italiani,  ovviamente.
Alle 9 inizia il trasferimento dalla griglia al ponte, e una volta sul ponte mancano 30 minuti allo sparo.
Dopo l'inno americano e il "good luck" di Mary Wittemberg, presidente del NYRR, si parte.
Già sul ponte il vento si sente, 1° miglio tutto in salita, parto tranquillo, vorrei impostare la gara a 3'48/50, ma solo dopo il Verrazzano, salita e discesa non ti fanno impostare un bel niente, anzi salgo fortino, circa a 4 e scendo forte, a 3'30, poi tento di assestarmi sul ritmo ma i primi km o miglia, che dir si voglia, vengono sempre più forte, complice l'entusiasmo della gente di Brooklyn, che come al solito è fantastica, diciamo che Brooklyn è il vero tifo della maratona, è gente vera, è gente del posto, portoricani, messicani, irlandesi, italiani e altri, mescolati in una serie di varie etnie, ma uniti nell'incitare i maratoneti, dal primo all'ultimo senza distinzione.
Ho la fortuna, o anche sfortuna, di correre da solo, e a NY sembra incredibile, dal 5° all' 8° miglio, ho tutto il tifo per me, il mio nome viene urlato continuamente per via di leggerlo sulla canotta. All'8° miglio, uno dei momenti sempre più affascinanti, 600 metri di salita, le gambe volano, il respiro non si sente, il tifo è ai massimi livelli, il mio crono procede sui 3'48, mi sento bene, ho solo freddo, non mi sono ancora scaldato, ogni tanto una folata di vento mi congela ancora di più, ma le miglia scivolano via fino alla mezza sul ponte che ci porta nel Queens, dove la maratona transita per un paio di miglia, abbastanza anonime, c'è sempre tifo ma Brooklyn è diversa, e poi il Queens è anche l'imbocco del "terribile Queensboro", il ponte con 800 metri di salita che è anche una specie di termometro sull'andamento della maratona.
Lo affronto con rispetto, è lungo, se sbagli non perdona, salgo a 4'05 circa, scollino, 200 metri circa in piano e poi inizia la discesa, discesa che ti porta a Manatthan, sulla first avenue, 6km di saliscendi.
So che a fine discesa, il silenzio del ponte interrotto dal fischio del vento tra le arcate, si trasformerà in un tripudio di tifo, i colori e la gente della first, e qui ci sono moltissimi parenti e amici dei corridori, ti fanno volare verso il Bronx, anche qui corro in solitudine parecchi metri, e correre da solo sulla first non ha prezzo.
Arrivo nel Bronx, 20° miglio, 32km fatti, la media è ancora 3'50, sto andando bene, le gambe vanno ancora, recupero gente che inizia a sentire la fatica.
Dopo un miglio, o poco più di Bronx, si torna a Manatthan, sulla 5° avenue, anche qui lunghissima, circa 3km con la salita di almeno 1km che porta a Central Park, una salita a gradini, nel senso che non vedi mai l'ingresso del parco, una salita che ha fatto svanire i miei sogni di gloria.
Inizio a perdere le forze, le gambe non rispondono, mi sento perdermi, entro nel parco, ma ormai il ritmo scende, vado a 4'30 almeno, non guardo l'orologio per evitare traumi mentali, l'unica cosa che funzione è la testa, tento di risollevare il mio stato d'animo, ogni passo credo di cadere per terra, non sento più i piedi che appoggiano a terra, mi sento svenire, manca 1km ormai, continuo a farmi coraggio, 500 metri, è fatta, la finish line è lì davanti, la vedo ormai, un passo dopo l'altro, sono sfinito, passo il traguardo e mi blocco, è fatta, non come volevo, ma è fatta lo stesso, 2h46m28s.
Dopo il traguardo, cammino verso la medaglia, me la mettono al collo e la bacio, me lo merito, la foto di rito, il pellegrinaggio verso i pulmini per ritirare la sacca, il mio è il penultimo, circa 2km ancora, finalmente un raggio di sole mi scalda, sono stanchissimo, ma anche questa è messa nel cassetto, e la mente pensa a quella del 2011......

NY where the world comes to run.

con affetto
Diabolik

2 commenti:

  1. complimenti! certo che le vie di NY sono autostrade che non finiscono più, soprattutto quando sei alla frutta :)

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  2. Sempre grande Gianni ...cavolo 14 sono tante!
    Ora preparati che l'anno venturo sembra che i CDS siano in contemporanea agli italiani, sparisce il 3.000 e arrivano i 5.000 e i 10.000, naturalmente tu sarai la ns. punta di diamante!

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